Book: Sale Nero

Sale Nero
Fotografie colore, testi italiano
Edizioni Fbe Milano 2008


English
Sale Nero
Fotocolor, italian texts
Fbe Editions Milano 2008
The book was printed in 2 editions, for a total of 4000 volumes all sold.
Even today, after the war, the depression of Afar is one of the most inaccessible places on Earth, there are no roads and temperatures are extremely high. The Afar depression, also known as Dancalia divided between Djibouti, Eritrea and Ethiopia, is a ditch that tectonic sinking well below sea level and has the lowest point in Africa at an altitude of -155 m (below sea level) Here are the highest temperatures of the earth with the average values of 34 ° C. From a geological point of view is a triple junction, which is the meeting point of three tectonic plates in constant expansion, which have formed the Red Sea and the Gulf of Aden and Afar triangle in the emerging to the surface. The only other point where a ridge ocean can be studied on the surface is in Iceland. The plain of Afar is slowly expanding at a rate of 1-2 cm per year. The soil is composed mainly of basaltic lava, here are aligned along the tectonic ditch about 10 volcanos in 210 km. The best known of these is the Erta Ale, a shield volcano with a base diameter of 30 km high 500 m. In his wide caldera (1600x700 m) there are two craters. The largest (300-400 m in diameter) in the northern part is now inactive and covered by umaroles. An active lava lake in the crater is more central and smaller, off about 60 meters long and 100 is one of the four volcanoes of the earth lake of lava in the crater. The Dancalia has a bad reputation and a fantastic landscape, travelers, colonial writers, adventurers, have always written that this land is inhospitable and dangerous. Just as they told of the Afar people "ready to kill every alien encounter in which" as a diary written in 1928 by Ludovico Nesbitt. The Afar are a semi-nomadic ethnic group, they are farmers always looking for new pastures and new water hole From Makalle descend into Dancalia along the northern slopes of the salt caravans. More than 2000 meters sull'altopiano Ethiopian descend into little more than 170 kilometers to the plain of salt, a blinding desert where salt is thick blanket over a kilometer. For millennia the Afar salt comes in the markets on ethiopian plateau, every day, thousands of dromedaries, mules and donkeys, between autumn and late spring, carrying 300 tons of salt. In four days of travel, the caravan reached the plain of salt, 4 kilometers before the place where the salt is extracted, stop at the village of Ahmed Ela, "Ahmed's water hole." Here spend the last night before reaching the quarry, where each caravan met the team of workers who procure salt. Ahmed Ela in fact very vaguely recalls a village with its huts of branches disconnected, ghost houses that do not offer any shelter, a hut that serves as a bar and that at times of warm drinks, and the military post Ethiopian army to guard the dangerous border with Eritrea, which lies a few kilometers from here. The village was founded about 20 years ago at the end of the conflict between Asmara and Addis Ababa, living here for 10 months a year the approximately 500 salt quarry. Their system of work is elemental and sophisticated at the same time. There are Christians Tigrini, people of the plateau that deal with breaking the crust of salt, and the Afar Muslims who work the slab in order to draw the ganfur. There are no monopolies. There can be no rivalry. Christians and Muslims, in a land shaken by religious tensions, geological earth Consequently, military confrontation on the border insecure, have found a valuable deal on a precious economy: thousands and thousands of families who live with trade of salt in an extraordinary economy of solidarity in a land so difficult.

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Caso assai raro per l'editoria fotografica italiana, il volume è stata stampato in 2 edizioni entrambe esaurite, per totali 4000 volumi.
Ancora oggi, dopo la fine della guerra, la depressione di Afar rimane uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, non vi sono strade e le temperature sono estremamente elevate. La depressione di Afar, conosciuta anche come Dancalia, divisa tra Gibuti l’Eritrea e l'Etiopia, è una fossa tettonica che sprofonda ben sotto il livello del mare e presenta il punto più basso dell'Africa ad una altezza di -155 m slm, qui si registrano le temperature più alte della terra con dei valori medi di 34 °C. Dal punto di vista geologico è una giunzione tripla, cioè il punto di incontro di tre placche tettoniche in continua espansione, che hanno formato il mar Rosso e il golfo di Aden, e che nel triangolo di Afar emergono in superficie. L'unico altro punto dove una dorsale oceanica può essere studiata in superficie è in Islanda. La piana di Afar si sta lentamente allargando ad una velocità di 1–2 cm l'anno. Il terreno è composto principalmente di lava basaltica, qui si trovano allineati lungo la fossa tettonica 10 vulcani in circa 210 km. Il più conosciuto di questi è l’Erta Ale, un vulcano a scudo con un diametro di base di 30 km alto 500 m. Nella sua vasta caldera (1600x700 m) ci sono due crateri. Il maggiore (300-400 m di diametro) nella parte settentrionale è ora inattivo e interessato da fumarole. Un lago di lava attivo si trova nell'altro cratere, più centrale e più piccolo, largo circa 60 metri e lungo 100: è uno dei quattro vulcani della terra con lago di lava nel cratere. La Dancalia ha una brutta fama e un paesaggio da fantascienza, viaggiatori, scrittori coloniali, avventurieri, hanno sempre scritto che questa terra è inospitale e pericolosa. Altrettanto hanno detto del popolo Afar “pronti ad ammazzare ogni estraneo in cui si imbattono” come scritto nel diario del 1928 di Ludovico Nesbitt. Gli Afar sono un’etnia seminomadi che vive di allevamento e si sposta secondo il ritmo dei loro animali, in un ambiente che presenta difficoltà estreme, pascoli difficili e pochi pozzi del deserto. Da Makalle si scende in Dancalia lungo le piste settentrionali delle carovane del sale. Da più di 2000 metri sull’altopiano etiopico si scende in poco più di 170 chilometri alla piana del Sale, un deserto accecante dove la coltre salina è spessa più di un chilometro. Da millenni il sale Afar arriva nei mercati sull’altopiano etiopico, ogni giorno migliaia di dromedari, di muli, di asini ,fra l’autunno e la tarda primavera, trasportano 300 tonnellate di sale In quattro giorni di viaggio, le carovane raggiungono la piana del sale, 4 chilometri prima del luogo dove si estrae il sale, si fermano al villaggio di Ahmed Ela, “il pozzo di Ahmed”. Qui passano l’ultima notte prima di raggiungere la cava, dove ogni carovana incontra la squadra di lavoratori che le procurerà il sale. Ahmed Ela “ il pozzo di Ahmed” in effetti ricorda molto vagamente un villaggio con le sue baracche di rami sconnessi, case fantasma che non offrono nessun riparo, una baracca che funge da bar e che a volte ha delle bibite tiepide, e la postazione militare dell’esercito etiope a guardia del pericoloso confine con l’Eritrea che dista una manciata di chilometri da qui. Il villaggio è sorto circa 20 anni fa alla fine del conflitto fra Asmara ed Addis Abeba, qui vivono per 10 mesi all’anno i circa 500 cavatori del sale. Il loro è sistema di lavoro elementare e nello stesso tempo sofisticato. Ci sono i tigrini cristiani, gente dell’altopiano che si occupano di rompere la crosta del sale, e gli Afar mussulmani che lavorano i lastroni per ricavarne i ganfur. Non ci sono monopoli. Non ci possono essere rivalità. Cristiani e musulmani, in una terra scossa da tensioni religiose, dai sussulti geologici della terra, dal confronto militare per una frontiera insicura, hanno trovato un’intesa attorno a un’economia preziosa: sono migliaia e migliaia le famiglie che vivono del commercio del sale che è una straordinaria economia solidale in una terra così difficile.

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