WORKSHOP A CHEFCHAOUEN

WORKSHOP A CHEFCHAOUEN
1° EDIZIONE DAL 30 ott AL 4 nov 2017

Chefchaouen è conosciuta come la città blu, tutte le case della sua medina, muri, porte, finestre strade sono colorate di questa tonalità. Situata nella valle del Rif, la regione montuosa del Marocco settentrionale, sconosciuta in europa sino agli anni cinquanta, è tuttora un gioiello nascosto al turismo di massa. Piccole piazze, viottoli lastricati, luoghi di culto e case dipinte di blu con portoni in legno intagliato e cornici di maioliche. Chefchaouen è un piccolo gioiello architettonico dichiarato Patrimonio UNESCO dal 2010. Dal 30 Ottobre al 4 Novembre a Chefchaouen si è tenuto un mio workshop di fotografia, di reportage geografico. Ora è difficile dire se chi partecipa ad un workshop o ad un viaggio fotografico impara a fotografare, difficile precisare cosa e quanto. Di sicuro i tempi scelti per questa esperienza, la presenza di altri fotografi e quella di un Master sono gli strumenti necessari per interpretare il mondo in un modo diverso, per capire il soggetto, vedere la luce, imparare a muoversi nella scena, guidati dal fotografo docente e supportati dal gruppo, ma sempre in modo personale e seguendo le proprie emozioni. Perdersi a guardare è fondamentale, scriveva Mimmo Jodice, il lavoro di gruppo porta i singoli partecipanti a confrontasi con le scelte degli altri compagni dando forma ad un viaggio che contiene tanti viaggi, quelli dei singoli partecipanti, ognuno orientato dalla propria sensibilità e dalle proprie scelte verso la ricerca dello spirito del luogo. Ricerca, preparazione, attenzione per arrivare ad un lavoro caratterizzato da coerenza, contenuti, valore estetico ed originalità: qualità che permettono di raccontare persone, luoghi ed eventi, diventando reportage. In qualsiasi caso questo workshop ha confermato che Chefchaouen è quale meta ideale per shooting molto interessanti, e qui potete ammirare il reportage realizzato a più mani dai partecipanti al workshop: Rosalinda Fedrighini, Luisa Ricci, Marco Murruzzu, Roberto Pileri, Michele Partipilo, Pierfranco Ramone. Dopo questo scontato successo, considerata la bellezza di Chefchaouen e la facilità di girare per la sua medina, ho deciso di riproporre per Marzo 2018 una nuova edizione del workshop. Vi aspetto!

VEDI QUI LA NUOVA EDIZIONE DI MARZO 2018

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Saal Digital

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stampa digitale on-line

Saal Digital è una società tedesca che propone servizio di stampa on line, web www.saal-digital.it, con un'ampia serie di prodotti fotografici quali fotolibri, stampe fotografiche, fine art e stampe su supporti rigidi. Il sito ed il il software per la realizzazione e l'ordine delle stampe sono in italiano è di facile utilizzo, tempi di stampa e consegna decisamente rapidi. Uno dei problemi delle stampa on-line è la verifica della corrispondenza tra la visione a monitor e la resa in stampa dell'immagine, in modo molto professionale la Saal Digital fornisce a tale proposito profili ICC per ogni superfice di stampa per la prova colore in Photoshop o Lightroom, Ho testato il loro servizio di stampa ordinando una Gallery Print 50 x 75 cm: stampa diretta su panello in metacrilato di 2 mm accoppiato ad un pannello in Alluminio-Dibond di 3 mm, lavorazione alternativa e molto più economica che il più tradizionale “sandwich" tra la vera stampa su carta fotografica fotografica tra due lastre di metacrilato e di Dibond. Il risultato è pregevole e difficile da distinguere da una stampa su carta fotografica, con buona resa cromatica e elevata definizione. L'unica nota negativa è relativa al telaio distanziatore in alluminio applicato al retro del pannello che risulta essere di dimensioni decisamente troppo piccole e potrebbe dare qualche problema per appenderlo a muro. L'imballaggio del pannello è più che accurato e la superfice di metacrilato lucido è opportunamente protetta da una
pellicola da rimuovere prima di appenderlo a muro. In conclusione considerato il rapporto qualità prezzo non posso che consigliare Saal Digital

per informazioni www.saal-digital.it

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DIGITAL TOUCH

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PROVE DI STAMPA PER MOSTRA A MILANO - Rindi Art Mostre d'Arte - DIGITAL TOUCH Verona
Stampe su pannelli Dbond 50x75. Buona la qualità di stampa, resa neutra del B&W per un rapporto qualità / prezzo ineccepibile. Un servizio di stampa digitale on-line, personalizzato e con pochi prodotti essenziali ma qualitativamente curati. Possibile contattarli per info e preventivi su formati o materiali non presenti nel loro e-shop.

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PERCHE' CALIBRARE E PROFILARE UN MONITOR

Perché calibrare e profilare un monitor

Bentornati!
Subito un chiarimento: non voglio qui addentrarmi in quella tecnologia molto complessa che è la gestione digitale del colore. E’ un argomento molto complesso che prevede studio e applicazione. Se volete approfondire cercate il web di Mauro Boscarol e auguri!!! Il mio intento qui è di chiarire le nozioni elementari, per una gestione base del processo che porta dalla ripresa fotografica alla stampa dell’immagine in modo accettabile! Niente di iper professionale e tanto meno rivolto a studi fotografici o a chi “lavora” nel campo delle arti grafiche. Questo testo vuole essere uno spunto semplice e ragionato che vi permetta di realizzare delle immagini in modo tale che possano essere fruite, stampa & visualizzazione, in modo certo da tutti.

Abbiamo acquistato un buon monitor con caratteristiche idonee all’uso fotografico, che più o meno ha le seguenti cartatteristiche:
Pannello IPS con retroilluminazione rgb led
Wide gamut con impostazioni Adobe RGB e sRGB.
Risoluzione nativa di almeno 1920 x 1200 pixel
Superfice dello schermo opaca antiriflesso
Ingressi HDMI / DVI
Angolo di visuale superiore ai 175°
Luminosità non inferiore a 300cd/m2
Contrasto non eccessivo, un valore di 1.000:1 è corretto

Tutto bene, ma il nostro nuovo monitor appena tolto dall’imballo ci permetterà di visualizzare in modo corretto la nostra immagine? In pratica vi sarete accorti che spesso se visualizziamo la stessa immagine su monitor diversi la vediamo con colori diversi, ed ancora che se stampiamo l’immagine questa è diversa da come la visualizziamo: un problema nostro o del laboratorio di stampa? Ora per spiegare questo si dovrebbe fare una lunga digressione in merito alla gestione del colore. Cosa complicata la gestione del colore, potremmo definirla come una procedura di gestione delle immagini digitali che consente di mantenere le loro caratteristiche di colore su qualunque periferica di visualizzazione, che siano monitor o stampanti.

In pratica la gestione del colore consiste nel coordinare opportunamente ogni periferica, fotocamera, scanner, monitor, stampante, in modo tale che tutte “parlino la stessa lingua”. Per fare questo deve essere determinato il cosiddetto “profilo di colore” di ogni periferica in modo che siano certe le sue caratteristiche cromatiche: portare la periferica da uno stato non conosciuto, quello di acquisto, ad uno stato di arrivo scelto da noi, noto e descritto numericamente.

Ogni periferica ha un proprio profilo (due differenti monitor, stesso produttore e stesso modello, avranno profilo diverso) cosa che determina la necessità di una decodifica dei colori. I Profili in questione vengono chiamati ICC e sono l’elenco di caratteristiche di ogni periferica, normalmente i monitor vengono forniti con un profilo generico che va calibrato per l’uso in fotografia. Profilare un monitor consente di creare e memorizzare un profilo ICC processo che avviene attraverso tre operazioni: la calibrazione; la caratterizzazione; la profilazione. Risultato finale di questo processo è la creazione del profilo del monitor.

Otterremo così un processo certo: ad ogni immagine prodotta da una fotocamera digitale viene associato un profilo colore, quando l'immagine viene inviata ad un monitor o ad una stampante il sistema di gestione di colore provvede alla conversione di colore tra il profilo dell'immagine e il profilo della periferica di uscita in modo che le caratteristiche colorimetriche dei colori di ingresso corrispondano alle caratteristiche colorimetriche della periferica di uscita. In questo modo i colori originali e quelli dell'immagine stampata o visualizzata corrispondono. Non è chiaro tutto ciò?

Un esempio: la vostra bellissima immagine, post prodotta con tanta cura sul vostro monitor, mandata ad un buon laboratorio di stampa vi ritorna stampata con una fastidiosa dominante di colore verde, mentre sul monitor del vostro amico e compagno di uscite fotografiche la vedete con una dominante rossastra. Cosa può essere successo? Ad esempio che il vostro monitor, pur essendo buono, non è calibrato ed ha una dominante rossa (è troppo rosso). Voi operate in post produzione togliendo del rosso che in realtà non c’è, di fatto aggiungendo il verde che troverete nella stampa che vi restituisce il laboratorio. E il monitor del vostro amico? Semplicemente ha una dominante rossa più forte del vostro monitor per cui anche se voi avete già tolto molto rosso, qui è ancora di troppo.

Per visualizzare correttamente su 2 monitor diversi la stessa immagine, si deve gestire il profilo del monitor (ottenuto con la calibrazione) rispetto allo spazio colore dell’immagine. Per stampare correttamente una immagine si deve gestire lo spazio colore dell’immagine rispetto a quello della stampante (anche le stampanti vanno calibrate). Un singolo pezzo di questo processo, la calibrazione del vostro monitor, non garantisce che la vostra immagine sarà vista in modo adeguato sul monitor del vostro amico: anche lui deve aver calibrato il suo monitor. Stessa cosa per la stampante del laboratorio, ma qui salvo che sia un laboratorio veramente pessimo, potremmo anche stare tranquilli, un minimo di cura ci sarà, è il loro lavoro! Diciamo che se voglio risultati di stampa eccellenti dovrò riferirmi a dei laboratori che non facciano misteri in merito al loro processo di gestione del colore.

Alla fine il solo profilo del vostro monitor non risolve il problema, ma vi garantisce che altri soggetti che abbiano correttamente operato la gestione del colore delle loro periferiche possano visualizzare / stampare in modo corretto la vostra immagine. Ad esempio chi valuta le immagini di un prestigioso contest fotografico avrà sicuramente un monitor calibrato, stessa cosa dicasi di un ottimo laboratorio di stampa. È l’incastro di tutti questi pezzi che crea il risultato finale: la corrispondenza dei colori.

Ok mi hai convito! Ma adesso chi fa tutto questo lavoro di calibrazione, caratterizzazione e profilazione del monitor? Tranquilli tutto il lavoro viene eseguito dal software che vi viene venduto con lo strumento di misura (un colorimetro o uno spettrofotometro). I monitor espressamente dedicati alla fotografia hanno in dotazione un loro software che è compatibile con una serie di strumenti di misura: ovviamente questa è la scelta migliore. Voi lanciate il software che controlla lo strumento di misura da cui riceve i dati che vengono sottoposti ad elaborazione. Il software calibra il monitor “scrivendo” gli opportuni dati in 3 tabelle chiamate LUT (lookup table una per ogni colore primario RGB) della scheda video oppure direttamente sulle LUT del monitor, se quest’ultimo ne è provvisto.

Requisito primario perché sia possibile calibrare il vostro monitor è che siano accessibili e caricabili, dalla vostra scheda grafica o dal monitor stesso, le tre LUT. Per i computer Mac con sistema operativo OS X sono sempre disponibili tre (o una) LUT caricabili, per Windows non è sempre così, nel senso che non tutte le schede video dispongono di una o meglio tre LUT caricabili. Una semplice verifica della vostra scheda grafica ( presenza di LUT caricabili) può essere fatta con questa utility gratuita di X-Rite: Calibration LUT Tester

Ovvio che l’acquisto di un monitor con proprie LUT accessibili e caricabili è la soluzione migliore. In questo caso le LUT della scheda video non vengono usate, vengono usate quelle del monitor e il monitor rimane sempre calibrato su qualsiasi computer venga usato.

Una considerazione a parte per i notebook economici: tipicamente, hanno una sola LUT cosa che rende la calibrazione del monitor del notebook poco precisa. Su macchine di questo tipo non è possibile avere 3 curve di regolazione, una per ognuno dei tre colori primari RGB. Detto questo e considerato che i monitor dei portatili hanno un gamut molto ristretto e un angolo di visione limitato, si capisce come il monitor di un portatile non sia adatto all’uso fotografico. Scelta obbligata è connettere al vostro notebook un monitor con con proprie LUT accessibili e caricabili.

Quale hardware per calibrare il vostro monitor? Considerate che c’è un’ampia fascia di prodotti dedicati alla calibrazione dei monitor, da meno di 100 a più di 1000 euro . La scelta è in funzione della precisione da voi attesa e dal monitor che dovete calibrare: ovviamente un monitor di qualità media non diventa un super monitor una volta calibrato!
Qui di seguito vi lascio alcuni link a pagine web su cui potrete visionare i principali prodotti per la calibrazione dei monitor e nel caso fare il vostro acquisto

Colormunki
i1-solutions
Spyder
Apromastore
Colorconfidence


Vuoi altre informazioni in merito? Scrivimi, per saperne di più spensotti@alice.it

more: Calibration__LUT_Tester.zip (0.89 MB)

MONITOR "FOTOGRAFICO" A MENO DI 300 EURO?

Monitor "fotografico" a meno di 300 Euro?
Ora è possibile!!!


Che la rivoluzione digitale abbia dato nuova vita alla fotografia è cosa certa. Tutti fotografi, e la maggior parte di questi fotografi investe migliaia di euro nell’attrezzatura inseguendo le nuove incalzanti proposte dei produttori. La cosa strana è che l’attenzione è per lo più focalizzata su corpi macchina e ottiche dimenticando ad esempio che il monitor, su cui guardare e post produrre le immagini è componente altrettanto essenziale. Senza monitor non vedremmo le immagini e comunque procedere alla loro post produzione utilizzando il monitor lucido di un notebook economico equivale a rovinare le immagini, non a migliorarle. Fermi tutti ho detto “un notebook economico”, non parlo di “Ultrabook” che sono assolutamente adeguati per prestazioni e con uno schermo che in questa fascia di prodotti è sempre ottimo e con tecnologia IPS. Ma gli ultrabook costano, due esempi DELL XPS 9350 e ASUS ZenBook UX303UB entrambi sopra i 1000 Euro. Se poi pensiamo ai prodottini della “mela” avremo il meglio: Mac Book Pro 13”, è il massimo anche per costo, sopra i 1500 Euro. Potremmo dire che da quando il digitale ha preso il sopravvento, l’elemento chiave di tutta la catena è proprio il monitor che permette alle fotografie di prendere vita e di essere prima modificate e poi stampate, pubblicate su internet o semplicemente salvate in archivio. Detto questo molti mi diranno che un monitor professionale per arti grafiche adatto al foto editing è troppo costoso, ma forse oggi non è più vero questo! Non è il caso di sognare ad esempio di lavorare con un monitor quale l’Eizo CG247 1500 Euro di monitor con calibrazione hardware incorporata. La diffusione dei pannelli con tecnologia IPS ha portato alla realizzazione da parte di diversi produttori di un numero sempre più crescente di monitor più o meno professionali caratterizzati da prestazioni elevate per il foto editing ad un prezzo pari alla metà dell’Eizo CG247 Detto che scegliere un monitor per il foto ritocco può rivelarsi una decisione non così semplice, vediamo quali sono le caratteristiche essenziali e quali le possibili proposte sotto i 1000 Euro. Le caratteristiche per un buon monitor per uso fotografico prevedono l’uso di un pannello lcd con tecnologia IPS invece che quella TN tipica dei modelli economici per uso più generale. Altra caratteristica è l’uso di una elettronica che permetta di gestire i parametri di luminosità, contrasto e resa cromatica del pannello lcd. Parametri sicuramente essenziali sono un ampio angolo di visione (170° minimo), la qualità immagine complessiva e l’uniformità del pannello: al centro, bordi, angoli, destra, sinistra. E ancora l'ampiezza del gamut, cioè la capacità di riprodurre correttamente uno spazio di colore. Concetto quest’ultimo molto complesso che potremmo semplificare in altro modo, in pratica tipicamente per usi fotografici la capacità di riprodurre più o meno interamente la gamma dei colori compresi nello spazio colore sRGB ed in quello Adobe RGB. Ultimo ma importante parametro il rapporto qualità/prezzo. Detto questo il mio consiglio va per la seguente serie di monitor, 24 e 27 pollici, a molto meno di 1000 Euro:

DELL UltraSharp U2410 – 24” – 180 Euro circa
Un modello del 2010 che vantava invidiabili caratteristiche quali la copertura 96% Adobe RGB 100 % sRGB. In italia difficile da trovare ora, ma se siete fortunati ….. fate un affare!

DELL UltraSharp U2412M - 24" - 260 Euro
Un monitor dall'ottimo rapporto qualita' prezzo. Ottimi colori e ottima incisione, ha una copertura 74.3% Adobe RGB, 95.8% sRGB.

DELL UltraSharp U2515H - 25" – 310 Euro
Più recente del U2412M e simile per prestazioni

ASUS PA248Q LCD – 24” - 370 Euro
Asus dichiara il 100% di copertura RGB Adobe ed ha pannello IPS Pre-calibrato in fabbrica. Supporta sia la Gamma 2.2 per PC che la Gamma 1.8 per Mac

HP Z24X LCD - 24" - 500 Euro
Una economica alternativa ai monitor super professionali che possono costare più di 1500 euro. A un costo decisamente inferiore avete una qualità d'immagine superiore, un'accuratezza di colore e software di calibrazione. Copertura 100% sRGB, 99% Adobe RGB,

EIZO CS240-BK - 24 " – 650 Euro
Se volete a tutti i costi il nome Eizo: un monitor per uso no pro con copertura del 99 % dello spazio cromatico AdobeRGB e Digital Uniformity Equalizer per una perfetta omogeneità su tutto lo schermo. Palpebra da acquistare come accessorio a parte.

BENQ SW2700PT - 27" – 700Euro
Con questo monitor entriamo nella fascia “professionale”. Copertura 99% Adobe RGB, 100% sRGB. Dotato di calibrazione certificata di fabbrica. Compreso nel prezzo palpebra antiriflessi consigliatissima per uso fotografico e software per la calibrazione profilazione

ASUS PA279Q - 27" – Euro 750
Precalibrato in fabbrica per una maggiore accuratezza del colore, copre il 99% Adobe RGB e 100% sRGB. Palpebra da acquistare come accessorio a parte.

BENQ PG2401PT - 24" - 995 Euro
Schermo professionale certificato per l'industria e stampa professionale, accuratezza e prestazioni difficili da battere. Copertura 99% Adobe RGB, 100% sRGB. Compreso nel prezzo palpebra antiriflessi consigliatissima per uso fotografico e software per la calibrazione profilazione

EIZO CX241-BK – 24” – 960 Euro
Semiprofessionale da Eizo, copertura 98% AdobeRGB e 100% sRGB, Se volete di più di questo Eizo troverete solo monitor professionali ad un prezzo più alto del 40%. Palpebra da acquistare come accessorio a parte.

NB: Nelle immagini monitor & ultrabook nell'ordine in cui sono citati nel testo.

Ultima cosa:
più il monitor è buono e più è raccomandato l’acquisto di hardware & software di misurazione per Calibrare e profilare il monitor. Ne scriverò a breve.

Vuoi altre informazioni in merito? Scrivimi, per saperne di più spensotti@alice.it


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STAMPIAMOLE A 16 BIT!

Stampiamole a 16 bit!
Comunque sia la tua fotografia “esiste” solo se la stampi

Rivoluzione digitale? Si ma per la “fotografia” anche no, grazie, nel senso che a prescindere da fase di acquisizione, postproduzione e stampa, alla fine devo avere qualche cosa in mano, di “materico” per dire BUONA QUESTA FOTOGRAFIA! Voglio dire che i commenti tipo "che nitidezza – che gamma tonale – che ottica usi” alle vostre immagini sul web personale o su FB non hanno alcun senso! Non sé possibile giudicare la qualità di una immagine in formato web, a meno che non sia accompagnata da un file scaricabile al 100%, cioè alla risoluzione nativa. E’ per tale motivo che nei contest internazionali si scremano le opere partecipanti sui file Low Res on line, per poi richiedere il file originale 300dpi in profilo colore formato Tiff o Jpg a massima qualità per la valutazione finale! Sul web vedrete sempre e solo immagini in bassa risoluzione, cosa che ovviamente annulla le differenze tra le lenti di qualità e quelle economiche, addirittura tra una foto mossa e una nitida. Sul web scordatevi le fini nuance di colore, il profilo sarà sRGB tipico del web. Cosa sconosciuta questa, a mio parere, al 90% di quanti fotografano e non hanno mai stampato le loro immagini. Ma anche a chi stampa sui service online, quelli economici, forse anche a chi stampa in proprio: credo che molti di questi non abbiano precise cognizioni in merito a bit, dpi, ICC, sharpening per stampa, profili carta & pigmenti …. Quindi? Se voglio stampare delle immagini alla massima qualità possibile? Come procedo? Per avere la massima qualità di stampa operate nel seguente modo:

Acquisizione, scatto, con file raw 14 bit in macchina
Full raw massima qualità, dimenticarsi i raw small o simili
Raw aperto a 16 bit
File lavorato "correttamente" a 16 bit: workflow certo e lavoro fatto da persona "esperta". Non basta essere smanettoni autodidatti che da 1 o 2 anni hanno scoperto la fotografia. Serve persona che abbia cultura fotografica, formazione, letto libri, fatto corsi, visto analizzato e compreso stampe originali e professionali. Ed abbia anni di pratica nel campo della postproduzione fotografica. Non è un problema di plug-in e filtri miracolosi, si deve essere in grado di pre-visualizzare l’immagine finale, contrasto, resa cromatica, saturazione….
File salvato e/o esportato a 16 bit in Tiff o Pds a secondo abitudini caso e uso
Preparare l’immagine nel formato di stampa definitivo. Se avete dei dubbi o non conoscete le procedure esatte su come ricampionare un’immagine ... dubito otterette grandi risultati
Utilizzare lo spazio colore originale, senza fare conversioni

A questo punto possiamo e vogliamo stampare..... 3 casi ...circa

1) stampa in casa / facciamo noi

2) stampa presso service di stampa, laboratori di stampa convenzionali + o meno competenti

3) stampa presso stampatore Fine-Art che opera con workflow certo e documentabile con sistemi hardware professionali correttamente funzionanti e profilati per l’uso specifico, con inchiostri originali a pigmento, carte certificate, per l’esclusivo uso nel mondo delle Gallerie d’Arte, musei e Collezionisti. Facciamo un nome Roberto Berne, dico di lui perchè è un caro amico nonchè per il fatto di stampare da lui :-) Per non fare torto a nessuno citiamo anche Spazio81, ma ci sono anche molti altri seri professionisti della stampa fotografica.

Nel caso 1 a meno di non avere "esperienza certa" come stampatore i risultati saranno molto ma molto incerti. In ogni caso per stampe fotografica di buona qualità indispensabile una stampante professionale a 8 o più colori come le professionali di Epson e Canon leaders in questo settore. in particolar Epson oltre all’indubbio standard qualitativo ha ideato il sistema Digigraphie che si avvale di una stampante professionale della serie Epson Stylus Pro, inchiostri a pigmenti certificati e supporti, carte, Fine Art certificate. Se volete il massimo, stampa a 16 bit serve una stampate di alta fascia e molto di quanto citato per il caso 3 Ad esempio una stampante tipo Epson Stylus Pro 4900 prezzo circa 2500 Euro. Se non avete nulla di tutto ciò, nemmeno una media esperienza, lasciate perdere i 16 bit ....... e forse anche il tiff il psd e il jpg. Fate stampare ad altri.

Nel caso 2 considerate che spesso i laboratori non rispettano i profili colore che assegniamo alle immagini, modificandone irrimediabilmente la resa cromatica. Questo vale per immagini a 16 o a 8bit… pretendete SEMPRE che chi stampa rispetti i vostri profili o (ancor meglio e più semplice) informatevi sui profili colore in uso dallo satmpatore e correggete le immagini in base a quel profilo. Dovrete, meglio, fare delle stampe di prova dei crop parziali dell’immagine, in pratica dei provini come si faceva in camera oscura, e quando certi dei risultati attesi mandare in stampa la vostra immagine. Comunque dovete saper bene cosa volete, cosa chiedere e certi che vi comprendano

Nel caso n 3 avrete il massimo se preparate il vostro file immagine con le seguenti caratteristiche:
Immagine nel formato di stampa definitivo. Se avete dei dubbi o non conoscete le procedure esatte su come ricampionare un’immagine non fate nulla, rischiate di fare danni. Chiederete allo stampatore di portarla alla risoluzione ideale per la stampa
Utilizzate lo spazio colore utilizzato in fase di postproduzione dell’immagine, meglio ProPhoto o in alternativa Adobe RGB, ma non fate conversioni (tipo file origine Adobe RGB convertito in ProPhoto)
Se disponete di un file a 16 bit usate questo, altrimenti anche a 8 bit, ma assolutamente no alla conversione di un file 8 bit in 16 bit.
Fornite il file nel formato TIF o PSD, senza livelli.
Siate disponibili a pagare almeno 30 euro per una stampa 30x40 (che è il minimo formato per fare vere valutazioni in merito alla qualità), e Bernè & Co potranno stampare i vostri file utilizzando stampanti carte ed inchiostri certificati per i 16 bit. Ma come mi dice il buon Bernè: poi la differenza 8 o 16 bit, per vederla, bisogna essere dei manici, ed il file di partenza deve essere una "fotografia" non dei bit a cazzo .........

ROBERTO BERNE
Il suo laboratorio di stampa professionale è al servizio di fotografi, gallerie d’arte e musei, ha lavorato per MIA Milan Image Art Fair, Fotografia Europea, Museo Alinari, Mario Cresci e molti altri. Ma forse vale un nome per tutti, probabilmente quello universalmente conosciuto Steve McCurry

Adesso a voi valutare se la vostra fotografia merita o meno le cure a 16 bit, ma in ogni caso stampatela!


Vuoi altre informazioni in merito? Scrivimi, per saperne di più spensotti@alice.it

COSA E COME FOTOGRAFARE

COSA E COME FOTOGRAFARE
Ovvero prima dell'attrezzatura idee ed esperienze di vita


Con la fotografia si può raccontare il mondo: la gioia ed il dolore, la guerra e una nuova vita, il primo uomo sulla luna, i grandi eventi per l’umanità, carestie e siccità, culture e religioni diverse. Il mondo può essere quello lontano sepolto sotto la valanga verde di una foresta pluviale, quello della caotica metropoli dove vivono decine di milioni di abitanti, la savana rovente dove l’antenato dell’uomo ha mosso i primi passi migliaia di anni fa. Può essere altro ancora, niente di esotico, il mondo può essere semplicemente la piazza dietro casa, in una tranquilla periferia cittadina. Vecchi muri scrostati e cartelli d’alluminio, l’ombra di alberi cresciuti a stento, insegne al neon e gli amici di sempre. Un’ultima opzione, una riflessione: il mondo raccontato può essere quello interiore. Senza alcun dubbio la categoria dell'esotico è quella più frequentata dai fotografi, professionisti o no, ed altrettanto vero è che la fotografia di viaggio si muove quasi sempre sul limite dello sconfinamento nell'esotico a tutti i costi. Troppo spesso il visibile viene così confuso con lo “spettacolare” che raramente rappresenta il vero. Più difficile invece credere, capire, che è la percezione dell’invisibile, l’operazione creativa ed artistica di rendere tangibile - sonoro - raccontabile - visibile l’invisibile, che crea la buona fotografia, anche quella di viaggio. Le innumerevoli fotografie, quelle proposte dai media o anche solo quelle di un ndimenticabile viaggio nel luogo esotico, oscillano sempre tra realtà e rappresentazione, tra documentazione ed interpretazione. Un’importante distinzione, subito necessaria, è quella tra le belle fotografie e le buone fotografie. Uno degli scopi di chi osserva il mondo anche attraverso l’oculare della macchina fotografica, dovrebbe essere quello di cercare le buone fotografie, quelle che raccontano andando oltre la mera soddisfazione estetica. E’ in queste fotografie, le buone, che si manifesta una dimensione privata dello scatto, una cristallizzazione dei sentimenti in cui autore e osservatore si riconoscono. E’ in queste che la fotografia chiarisce il suo rapporto con il reale, svincolandosi da esso per divenire spazio mentale, immaginario, lirico e visionario. Il fotografo, oltre ai suoi apparati meccanici, alle varie e possibili scelte operabili con la determinazione di un preciso obiettivo, di una pellicola o di un accessorio, innanzitutto antepone alla sua vista le lenti colorate del suo cervello. E’ sicuramente un punto di vista accettabile anche quello di chi ha sostenuto, in nome di un realismo quasi scientifico, che il fotografo deve scattare asetticamente come se non esistesse. Davanti al suo soggetto però il fotografo si trova sempre a dover scegliere tra infinite possibilità: scegliere in armonia con il suo mondo interiore, quell’attimo, non prima, non dopo, che potrà dare la misura della sua visione. Quindi il realismo in fotografia è pur sempre creazione e non piatta riproduzione della realtà, creazione che non indulge nell’autobiografia, nell’accademismo, nel lirismo. Ogni fotografo si esprime a suo modo, basterà variare l’inquadratura, lunghezza focale dell’obiettivo, l’ora di ripresa, emulsioni, filtro, messa a fuoco, esposizione. Per mezzo della tecnica si manifesta un suo stato d’animo scaturito dall’incontro con il soggetto. La fotografia è un linguaggio, un sistema di comunicazione, ma a differenza della scrittura scavalca le barriere linguistiche e a volte anche quelle culturali. Se si afferma che l’arte è la firma dell’uomo, uno stile artistico è la firma di un determinato uomo e una finestra sull’epoca in cui egli là creato. Questo "stile" è determinato essenzialmente dalla personalità di chi lo esprime, in cui si riassumono i dati dell’esperienze di vita, la disponibilità di determinate attrezzature, le conoscenze, il carattere, le idee e le convinzioni di ciascuno. In questo senso, lo stile caratterizza e personalizza il lavoro di un uomo in modo che esso giunge a differenziarsi da ogni altro. Esso però, soprattutto in fotografia, rappresenta un problema notevole: il fatto di ottenere delle immagini mediante un procedimento meccanico comporta una estrema difficoltà a imprimere in esse qualcosa che indichi chiaramente il suo autore. Tuttavia diversi elementi concorrono a facilitare uno stile personale. In primo luogo la storia di ciascuno, con la sua formazione culturale, il suo patrimonio di conoscenze, la sua sensibilità e la sua personalità: questi fattori determinano una “visione del mondo” che conduce in una direzione piuttosto che in un’altra, che lo porta a vedere in un determinato modo e a “sentire” secondo la propria disponibilità. In secondo luogo il presente storico, cioè il momento politico sociale culturale che vissuto con maggiore o minore adesione e spirito critico, determina l’ambiente entro cui nasce e si sviluppa una determinata idea. In questo senso l’approccio ad un soggetto è sempre estremamente personale: si tratta di vedere, all’interno dello strumento di comunicazione, quali momenti servono per tradurre un modo di vedere personale in un modo di esprimersi altrettanto personale. Il modo con cui ci si pone culturalmente di fronte al soggetto, la composizione che delimita, sottolinea enfatizza. La presenza di “second stories” nel fotogramma invece di delimitare rigorosamente il soggetto, l'uso della messa a fuoco "iperfocale o selettiva". E ancora l'uso di ottiche che rendono prospettive estreme, la qualità della postproduzione, immagini morbide piuttosto che dure, la stampa dell’intero fotogramma, tutto questo e tanto d'altro, significa operare delle scelte consone al proprio modo di vedere le cose. E ogni scelta determina delle costanti caratteristiche che possono servire a costituire uno stile, valido sempre, al di là del “genere fotografico”. Detto questo resta un punto centrale, che poi è quello meno considerato dalla massa di chi fotografa: l’idea, il progetto, deve guidare alle scelte tecniche. Eppure, cosa capita? Tanti partono per il "viaggio", quello atteso per una vita, con un misero bagaglio di nozioni su luoghi e popoli che si incontreranno, senza alcuna idea di ciò che vedranno, per giorni e giorni a “caccia “ di soggetti, fotografie di centinaia di singoli momenti, di particolari a prima vista interessanti. Poi tornati a casa si accorgono che c'era molto d'altro, qualcosa che si poteva raccontare. Tutto questo significa anteporre il fare all’idea. Ovviamente, lo stesso fotografo si meraviglia se gli eventuali spettatori non riescono a capire quello che voleva dire. Non bisogna dimenticare che prima si fotografa con la mente. La fotografia può così diventare una verifica di quanto si è sognato, con una serie di chiavi di interpretazioni della realtà. Ma le idee purtroppo non si comprano nei negozi di ottica come gli obiettivi ultraluminosi o i sensori ultrasensili. Occorre cercarsele, con fasi di studio, di riflessione, di approfondimento, da condurre con la lettura, la discussione, il confronto, l’analisi. Faticoso ma tutto ciò rappresenta la base imprescindibile per la riuscita di un discorso. Solo dopo aver studiato a fondo il proprio soggetto, dopo aver chiarito l’idea guida che deve giustificare un certo approccio, dopo esserci lungamente confrontati con essa, dopo aver vissuto, solo dopo questo sarà possibile iniziare a costruire una impalcatura sufficientemente organica che giustifichi il fare. Occorre avere delle idee, dicevo, possibilmente molte. Ma spesso troppe idee rischiano di rivelarsi contrastanti e di creare confusione: occorre dunque scegliere quelle che meglio si adattano allo scopo che si vuole ottenere. Come fare? Evidentemente ciascuno avrà definito un proprio modo di operare. Volendo realizzare un reportage da terre lontane, dove è difficile ritornare, sarà comunque indispensabile fotografare sapendo distinguere soggetti e avvenimenti principali rispetto a quelli accessori, sviluppando a pieno i principali e gli altri come corollario informativo, pronti comunque a cogliere al volo tutte le situazioni che la sorte riserva. Ci sono incontri, visioni, che si possono raccontare con una fotografia e altre che ne richiedono 30. E’ indispensabile prima di mettersi a fotografare, predisporsi uno schema, uno storyboard nel quale ogni idea e ogni momento ha la sua giusta collocazione, dimensione e opportunità. Ordine, proporzione, armonia, nesso logico, unità, chiarezza, concisione, eleganza, sono ingredienti della comunicazione, come le sette note musicali, gli accidenti, le chiavi sono gli ingredienti della musica. E se nella qualità estetica di una fotografia c’è anche l’intensità di uno stile, è vero anche che un rifiuto cosciente dello stile può diventare qualità estetica. Comunque resta il fatto che lo stile ha la sua parte, ma non porta a nessuna conclusione a priori. Alla fine, sarà la somma degli ingredienti opportunamente trattati dal fotografo a determinare il carattere della sua comunicazione. Un processo del genere è implicito, è un’abitudine acquisita, cosciente e soprattutto costante. Si può anche aggiungere che ogni scatto deve avere una giustificazione e deve esprimere qualcosa in modo chiaro, comprensibile a tutti. Occorre che l’immagine proposta sia universalmente comprensibile entro l’ambito della cultura in cui ci si colloca evitando artifici che tendono a porsi al di fuori di un linguaggio universale. L’uso dei mezzi espressivi dovrebbe essere finalizzato alla massima efficacia nei confronti della tipologia di spettatore a cui ci si vuole comunicare. Forme, masse, chiaroscuri, colori, linee, luci ed ombre, toni devono essere armonizzati sia nell’ambito del servizio che in consonanza con il tema affrontato. Oltre tutto ciò importante è la concisione che richiede una fotografia senza fronzoli, la sincerità che è la diretta corrispondenza tra l’animo di chi fotografa e l’idea espressa, l’eleganza che è fatta soprattutto di discrezione, di semplicità, di adesione al tema affrontato, di naturalezza anche di fronte ad interventi operativi ardui. Volendo raccontare un lontano paese si dovrebbe pensare e vedere il territorio naturale, quello industriale, la campagna e i paesi, architetture, centri storici e monumenti, i luoghi della memoria, i luoghi della storia. Tutto questo costituisce la natura fisica delle cose, il prodotto dell’attività umana. Tutto ciò che crediamo per abitudine come realtà è un pretesto per dare visibilità attraverso la fotografia al nostro potere di immaginazione. L’immagine di un vetro rotto fa pensare allo sfacelo di un intero quartiere. Basta poco. La fotografia ricostruisce il visibile solo se noi ne siamo capaci e questo senza regole, se non quelle derivanti dal coinvolgimento con persone e cose. Per dare voce a tutto quanto ci attrae, per trasformarlo in soggetto è necessaria la consapevolezza dello sguardo, la cultura della memoria.

Coscienti, finalmente, che la bellezza, anche quella straordinaria e inquietante, delle cose che ci conquistano e ci commuovono, è sempre, esclusivamente, la proiezione metafisica di quel "bello" misterioso, unico ed irripetibile che, se esiste, abita da sempre dentro di noi.


Se ti è piaciuto scrivimi, per saperne di più spensotti@alice.it

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FOTOGRAFANDO SI IMPARA

FOTOGRAFANDO SI IMPARA

Difficile dire se chi partecipa ad un workshop o ad un viaggio fotografico impara a fotografare, difficile precisare cosa e quanto. Di sicuro i tempi scelti per questa esperienza, la presenza di altri fotografi e quella di un professionista sono gli strumenti necessari per interpretare il mondo in un modo diverso, per capire il soggetto, vedere la luce, imparare a muoversi nella scena, guidati dal fotografo docente e supportati dal gruppo, ma sempre in modo personale e seguendo le proprie emozioni. Perdersi a guardare è fondamentale, scriveva Mimmo Jodice, il lavoro di gruppo porta i singoli partecipanti a confrontasi con le scelte degli altri compagni dando forma ad un viaggio che contiene tanti viaggi, quelli dei singoli partecipanti, ognuno orientato dalla propria sensibilità e dalle proprie scelte verso la ricerca dello spirito del luogo. Ricerca, preparazione, attenzione per arrivare ad un lavoro caratterizzato da coerenza, contenuti, valore estetico ed originalità: qualità che permettono di raccontare persone, luoghi ed eventi, diventando reportage.

© photo: una serie di reportage realizzati da alcuni dei partecipanti ai workshop che annualmento svolgo a Marrakesh

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