ANOTHER AFRICA
Natural catastrophes, drought and floods, hunger, epidemics and sanitary lacks, endless wars and tribal clashes, all you seen, you feels, you law from Africa is biblical tragedies, is pain that permeates this continent, ineluctable destiny of each human being that has the fate of bear here. This is the normalcy that the throwing of the agencies of international printing, Reuters, AP, CNN, BBC, Ansa, Adn Kronos, it is the daily proposes , it is possible to read and see of norm on newspapers and televisions of the "first world". But the African society is more complex, and if it is still true that much of the African people in unstable balance between past and future, it is also true the jump in the future that many social bands have completed, the performance of many Africans countries must be recorded that they grow economically more than the west and they participate to the international exchanges and the amelioration of his commercial nets. You must not surprise if in Bamakò, city with colonial style settle on the shores of the Niger, capital of Mali, country for a long time at the first places in the list of the poorest countries of the world, you could participate to an exclusive worldly evening to invitations for celebrate the best design of the fashion from Western Africa.
UN’ALTRA AFRICA
Catastrofi naturali, siccità ed alluvioni, fame, epidemie e carenze sanitarie, guerre infinite e scontri tribali, tutto quanto si vede, si sente, si legge dell’Africa il più delle volte rimanda a tragedie bibliche, al dolore che permea questo continente, ineluttabile destino dato ad ogni essere umano che ha la sorte di nascere qui. Questo è la normalità che i lanci delle agenzie di stampa internazionali, Reuters, AP, CNN, BBC, Ansa, Adn Kronos, propongono quotidianamente, è quanto possibile leggere e vedere di norma su giornali e televisioni del “primo mondo”. Per chi vede l’Africa da lontano, seguendo i reportage dal “continente nero“, non esiste altra realtà, spesso per quel “5%” di occidentali che hanno la fortuna di viaggiare e superare i confini dell’Africa è comunque questo l’unico riferimento, la meta da raggiungere. Vedere cose diverse: è l’equivoco del turista in un mondo lontano dal suo, anche quando la proposta è per un “turismo responsabile”, etico, sostenibile o con tante altre identiche sigle; anche quando il turismo viene indirizzato nella direzione dell’esperienza, della ricerca dell’autenticità, il viaggio è caratterizzato dal paradosso dell’impossibile incontro con gli “altri mondi”. Scrive Marco Aime (L'incontro mancato. Turisti, nativi, immagini - 2005, Bollati Boringhieri):” Il turismo esotico in genere è caratterizzato da tre paradossi: l'impossibile ricerca dell'autenticità; un certo fondo di paura; lo spazio vuoto dell'incontro, la cosiddetta «bolla ambientale». Bolla che è il prodotto degli sforzi messi in atto dai molti mediatori che accompagnano il turista (dal tour operator alla guida locale) per attenuare lo shock dell'incontro. Nemmeno le forme alternative di turismo proposte oggi sono immuni da tale mediazione. Si cerca, infatti, la diversità culturale ma la costruzione dell'immaginario turistico, sia esso fondato sull'esotismo o sull'attenzione alle questioni sociali, come nel caso del turismo alternativo, dà sempre vita a chiavi di lettura che spesso accompagnano il turista fin dalla partenza.“ E’ davvero impossibile “questo incontro”? Non c’è altra possibilità? Forse basterebbe resettare il pensiero e perdersi tra la gente che affolla le moderne città africane, seguirne il flusso e lasciarsi sedurre dalla vitalità che permea questa gente per scoprire che anche qui in Africa le cose cambiano, che nella vita quotidiana l’Africa non è necessariamente così lontana da noi, può nascondere dettagli a cui un occhio non attento può non prestare alcuna attenzione, ma può anche rivelare bellezza dove altri vedono solo tristezza. Si sviluppa una nuova immagine dell’Africa, innovativa e più consapevole delle sue enormi potenzialità nell’attuale scenario globalizzato. Un mercato di circa un miliardo di abitanti, infinite risorse naturali ed un enorme capitale umano: i giovani africani sono l’ottanta per cento della popolazione, parlano l’inglese e il francese, in molti studiano all’estero, tramite internet sono “cittadini del mondo” e cosa molto importante non hanno vissuto né la colonizzazione né la tumultuosa epoca delle indipendenze. L’Africa è pronta a cogliere le nuove occasioni portate della globalizzazione, in un panorama culturale mutato da quello tradizionale, più moderno di quanto sin ora descritto nelle convenzionali rappresentazioni etniche fatte dagli europei. La sua società è più complessa e se è ancora vero che molto del popolo africano vive in bilico tra passato e futuro, bisogna altresì registrare il salto in avanti che molte fasce sociali hanno compiuto, si devono registrare le performance dei molti paesi africani che crescono economicamente più dell’occidente e partecipano agli scambi internazionali grazie al miglioramento delle sue reti commerciali. Non deve sorprendere quindi che a Bamakò, capitale dallo stile coloniale mollemente adagiata sulle rive del Niger, di quel Mali da sempre ai primi posti nell’elenco dei paesi più poveri del mondo, si possa partecipare ad un’esclusiva serata mondana ad inviti per celebrare le migliori firme della moda dell’Africa occidentale. La serata è organizzata da Madam Coumba Sangare, dinamica funzionaria di Orange Mali principale operatore di telefonia mobile nel Mali, per la presentazione di “Astanti Hall of African Fashion”, un concept store aperto nel nuovo polo commerciale di “ACI 2000” sorto nel centro di Bamako, con l’intento di lanciare le creazioni di designer africani. Ad animare la serata la musica del gruppo “Tassouma Woyo” che rimixa i ritmi della musica maliana di Selif Keita, Ali Farka Toure, Tinariwen, Oumou Sangarè. Note che amalgamano i versi poetici colmi di struggente nostalgia per la vita libera negli infiniti spazi desertici al sound dei ritmi hipop, generando un crossover tra la storia orale dei Griot, un grande patrimonio storico che le popolazioni dell’Africa possono trasmetterci, e la scena musicale internazionale. Sfilano gli abiti di Maimour, maliana che disegna abiti in materiali nobili come il bazin e la seta, tessuti e tinti a mano, da cui ricava un nuovo look combinandoli con ricami e perline del Mali. Il suo design unico nel mondo della moda ha recentemente ottenuto ampi riconoscimenti alla 7° edizione del Festival International de la Mode Africane FIMA che si è tenuto in ottobre a Niamey in Niger. Gli abiti di Rafi, stilista senegalese, sono realizzati in lino e riprendono la tradizione maliana nell’utilizzo dei tessuti bogolan tinti con coloranti vegetali, le mannequin affrontano la passerella impreziosite dai gioielli di Tamacali gioielleria dell’omonimo designer maliana, e Jnet, ivoriana, che crea gioielli ed accessori (borse, sandali, cappelli) reinventando forme e materiali tipicamente africani come le perle vitree, la pelle e le realizzazioni in oro della tradizione Baoulé. Vista qui dal bordo della piscina illuminata a giorno nell’Hotel Azalai Salam, dove si consuma il rito del cocktail per gli invitati, l’Africa sembra molto più vicina all’occidente che a quell’idea di “autenticità africana” che è stata coltivata, nel bene e nel male sin ora, e viene da augurarle che sia giunto il suo momento, che prima o poi arriva per tutti.