GAMBELLA REGION
Gambella is the regional capital in the south west of Ethiopia, just 100 kilometres from the Ethiopian-Sudan border. The local population is around 10,000 people, predominant tribes are Anuak and Nuer, in thise region there is olso the camps of refugees from Blue Nile and Upper Nile States of Sudan. It is a big travels untill Gambella in the west Ethiopian West, untill the boundary with the Sudan, where the Basin of White Nilo stretches between tropical forests and savannas, between marshes and swamps, where for nine months in the year is kingdom of rain, heat, unbearable sultriness, where malaria and tzè-tzè fly rages in the lowlands. The road is bed, 860 kilometers, the bus is a tool of torture, for four long days, for fourteen hours to the day, the bus centering a crater after the other with precision, between the dust and torrid heat; it advance with endless stop. Here the kilometers are not counted, the road ore measure with flow of the time, is necessary 4 days for arrive to the destination, if is the rain season the road is impracticable and increase the days of trip of the old bus
GAMBELLA
A Gambella nell'estremo sud ovest dell'Etiopia la tensione tra i nativi Agnuak e i Nuer che vengono dal Sudan è sempre alta, il momento più drammatico si è vissuto nel dicembre del 2003, da allora i periodi calmi non sono mai durati a lungo e si sono verificate numerose situazioni di tensioni con ricorrenti lotte e uccisioni. Le pianure che si attraversano costeggiando la riva nord del Baro, da Gambella verso il vicino confine con il Sudan, sono una zona fortemente malarica. Durante la stagione delle pioggie il Baro diventa irruente, esce dagli argini naturali e allaga tutta la pianura, ci si muove solo con le primitive imbarcazioni ricavate da enormi tronchi scavati. Le piste di terra rossa ritornano ad essere percorribili dagli autoveicoli solo verso la fine di novembre, più ci si avvicina al confine con il Sudan che stà a soli 30 Km e più è ritardato il periodo in cui si ritirano le acque. Poi a Marzo ricominciano le piogge e ritornano i disagi. E’ un grande viaggio quello fino Gambella nel lontano Ovest Etiopico, una lunga fatica sino al confine con il Sudan, sino al Bacino del Nilo Bianco che si stende tra foreste tropicali e savane, tra acquitrini e paludi, dove per nove mesi all’anno è regno di pioggia, calore, afa insopportabile, dove malaria e mosca tzè-tzè imperversano nelle pianure. La pista e' un calvario lungo 860 chilometri e l’autobus è uno strumento di tortura, per quattro lunghi giorni, per quattordici ore al giorno, sobbalza aritmicamente, centrando con precisione un cratere dopo l’altro, tra nembi di polvere grigia e torrida calura; avanza a stento intervallando il viaggio con infinite soste. Qui non ha molto senso contare lo scorrere dei chilometri, la strada si misura con lo scorrere del tempo, tra l’afrore di corpi surriscaldati e infanti che scacazzazo in giro; in giorni necessari per arrivare alla meta, se la stagione è quella delle grandi piogge la pista è impraticabile e lo spazio-tempo si dilata, i giorni si moltiplicano e il vecchio bus malandato arranca sbilenco, preda della mota appiccicosa a cui nulla riesce a strapparlo. Ma chi si accalca sul bus sa bene che la sofferenza del viaggio è poca cosa rispetto alla dura situazione che lo attende a Gambella, terra di frontiera, una frontiera che separa la Repubblica d'Etiopia dalla Repubblica Islamica del Sudan, e come per tante altre in Africa, frontiera segnata da una storia insanguinata. La discesa dall’altopiano ai 400 metri della pianura che si stende sin oltre il confine sudanese è ripidissima; tra frammenti di foresta, rimboschimenti di eucalipti, immense piantagioni di the e campi di sorgo il bus precipita pericolosamente sino alla savana coperta da acacie ombrellifere ed erba elefantina, poi il rettifilo rosso della pista corre immoto sino alla frontiera con il Sudan, monotono, silenzioso, verso un orizzonte irreale ed irraggiungibile, sotto nubi nere che incombono fisse. Non una curva, non una presenza, non si incontrano più i pastori sidamo con le lunghe lancie, lo sciamare di genti verso i mille mercati; si avverte l’inquietante presenza di una natura selvaggia, acquitrini e paludi malariche che per gran parte dell’anno si stendono sulla pianura, invadono la pista, rendono faticoso e lento il procedere, impossibile l’arrivare; la dietro l’alto sipario di erba elefantina ci si aspetta da un momento all’altro la comparsa di antilopi, elefanti, bufali, zebre e leoni. Poi la corsa di una gazzella e il volo alto di un tantalo dal beccogiallo rompono il silenzio e la la pista ritorna a scorrere sotto le ruote del Cacciamalli. E’ africa nera, africa vera, un’infinita pianura disegnata dallo scorrere lento e melmoso degli affluenti del Nilo Bianco: il Baro, il Ghilo e l’Akobo, sinuosi scorrono fino al Sudan, fino a Katoum. Il loro incedere diventa irruento con le pioggie, quando tutti i corsi d’acqua escono dagli argini a sommergere le rive affollate dai villaggi, a trasformare la pianura in grande acquitruino e la pista in un lungo solco di fango rosso.